Antigone a teatro

Ogni tanto vado a spulciare il mio vecchio blog, salvato su pc, e mi capita di ritrovare qualcosa di carino. Stavolta è un frammento da un diario di viaggio a Siracusa, nel lontano maggio 2005, quando mi accodai a una comitiva per andare a vedere la rappresentazione dal vivo di una tragedia greca, Antigone, al teatro di quella splendida città siciliana. Rileggendo quelle righe, ho trovato un entusiasmo che oggi sembra avermi abbandonato, la capacità di stupirmi e lasciarmi coinvolgere da uno spettacolo, ormai rara. Secondo me vale la pena ripubblicare questo frammento, anche per suscitare in qualcuno la curiosità verso una forma di spettacolo che parla alle viscere, smuove le emozioni e, infine, rinfranca lo spirito. Contro la volgarità, contro la superficialità, contro lo snobbismo culturale.

***

Eteocle e Polinice, figli entrambi di Edipo, si sono scannati a vicenda. Per Eteocle sono stati autorizzati i funerali, ma per Polinice, Creonte ha detto NO!
(Creonte è il nuovo re di Tebe)
Antigone se ne sbatte della sua autorità e cerca di seppellire il cadavere di Polinice. Quando Creonte lo scopre (anche in fretta, visto che il cadavere era fuori le mura di Tebe, a imputridirsi a vista), ordina di fare ammazzare Antigone. Tiresia però, che la sapeva lunga, gli aveva detto che se lo faceva erano cazzi suoi.

E infatti…

😐🙂 :D   Questa irrispettosa e buzzurrissima versione della trama dell’Antigone, una tragedia di Sofocle che si congiunge alle altre due che riguardano Edipo, colui che diventò Re uccidendo il padre e sposando la madre (ma inconsapevole di esser loro figlio), è solo un modo scherzoso per chiarire il motivo del mio viaggio in Sicilia.

[…] Poi via, verso il teatro greco, verso l’Antigone.

Per poter capire le rappresentazioni teatrali greche, bisogna andarci preparati. Perché è splendido vedere uno spettacolo come quello cui abbiamo assistito, ma non si può capire a fondo se non si sa qualcosa dell’idea che ne avevano i greci, della ratio dietro alla tragedia, dei riferimenti ad altri miti che impregnano gli eventi. Io mi sono preparato, e mi sono sentito un tebano.
Posti centralissimi e in basso: praticamente in mezzo alla scena. Ecco Antigone, ecco i soldati che corrono urlando fin sopra le gradinate, ecco la cospirazione contro la volontà di Creonte, e poi Creonte e la sua ira, la sua punizione sacrilega, il prezzo orribile profetizzato dal cieco Tiresia, e la fine tragica, atroce, della dolorosa vicenda. So che un giovane aspirante scrittore dovrebbe saper descrivere l’indescrivibile, ma stavolta è impossibile. Stavolta posso solo raccontare al vento, posso solo cercare di balbettare. Non posso pretendere che mi capiate. Con un’espressione ebete e assente, posso solo farfugliare “io ci provo”.
E’ lo stesso teatro dove i greci, qualche millennio fa, si sedevano per lasciarsi trasportare dal racconto di storie atroci e destinate alla conclusione peggiore; lì, su quegli stessi gradini, ascoltavano e osservavano gli attori, passando intere giornate, dall’alba al tramonto, a vedere trilogie o singole tragedie, per poi rinfrancarsi con una conclusiva commedia, che sbollisse gli animi e magari salvasse anche la pelle degli attori stessi. Su quella stessa scena, coro e protagonisti recitavano in sgargianti costumi e maschere, sfruttando l’amplificazione del suono data dalla forma del teatro e dalle maschere stesse, a mo’ di megafoni. I cittadini greci si lasciavano coinvolgere emotivamente dagli spettacoli, fino a perdere la capacità di distinguere il vero dal falso: così è successo anche a me. Volevo prendere a schiaffi Ismene, sorella di Antigone, per la sua codardia e la sua tardiva solidarietà; volevo inveire contro quel testardo bastardo di Creonte; volevo dire la mia! Ero parte del coro, ero un cittadino tebano che assisteva alla sorte tragica di Antigone e ne comprendeva il dolore e la ragione. Gli attori sono stati veramente, VERAMENTE bravi. Alla fine abbiamo applaudito per quasi mezz’ora, non riuscivo più a tenere sollevate le braccia, ma ne valeva la pena, per protagonisti, coro, soldati e regista (niente meno che Irene Papas! Che attrice, e che donna…). La ragazza che interpretava Antigone ha saputo trasmettere così bene l’agonia e la disperazione della donna che mi stava venendo da piangere. Solo dopo ho saputo che quella rappresentazione era addirittura la prima! Un onore, davvero. Un’emozione indescrivibile. Scriverò qualcosa sulla tragedia greca per spiegarvi il senso dell’Antigone, appena possibile. Devo prima riprendermi.

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Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basta sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

5 responses to “Antigone a teatro

  • luna

    Siracusa è una città fantastica… Antigone una bella storia…
    Ti va di passare da me??
    Ho un nuovo post!
    Ti aspetto..
    Luna

  • redpoz

    mai né letto, né visto l’Antigone. mi piacerebbe, una volta.
    per noi giuristici, è una specie di pietra miliare…

    • GoatWolf

      Credo che sia di nuovo in programmazione nello stesso posto, se ritrovo la propaganda te la mando. Comunque sì, dovresti davvero tentare di andare a vedere la rappresentazione, ne vale la pena. Ma per leggerla, cerca una buona traduzione: a me è capitato di leggerne di atroci, letterali come le farebbe un liceale, che serve solo ad appesantire il testo e renderlo noioso.

  • GoatWolf

    Oggi il greco non me lo ricordo più nemmeno io😀, dicevo come scorrevolezza e intellegibilità del testo; darò un’occhiata in giro e ti farò sapere.

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