Ghost Riders in the Screen

Il fascino di questo supereroe della Marvel è indiscutibile: un motociclista maledetto che si trasforma nello spirito della vendetta, corre sulla sua moto infernale mostrando un impressionante teschio avvolto dalle fiamme e punisce i malvagi con lo spietato sguardo della penitenza, che ritorce contro di loro le sofferenze di cui si sono resi responsabili. Certamente un personaggio tormentato e oscuro tanto quanto Daredevil, The Punisher (del cui primo film ho parlato qui) o Batman, per di più calato nel soprannaturale, sempre in mezzo a creature uscite dagli inferi e in un ambiente notturno. Con queste caratteristiche, c’è molto materiale per trarne un film grandioso; e invece no, ci hanno provato due volte ed è andata sempre male, nonostante un interprete d’eccezione come Nicolas Cage.

Il primo Ghost Rider (2007) si inserisce nella folta schiera di produzioni cinematografiche ad alto budget Marvel; questo film lo ho visto e rivisto varie volte per vedere se la sensazione che mi trasmetteva fosse passeggera, ma non lo è: sin dall’inizio mi è sembrato fiacco, come se fosse un gradino sotto al minimo che doveva raggiungere per esser degno del personaggio. C’è oscurità, ma non di quella che avvolge; c’è tormento, ma reso in maniera tutto sommato garbata. Le morti innocenti sono sempre terribili, eppure sono quasi scontate, visto l’antagonista. I cliché si sprecano, dalla ragazza antica fiamma rapita a scopo di ricatto, alla polizia che brancola nel buio, non parla ai giornalisti e scambia i buoni coi cattivi. E il ghost rider, pur avendo uno splendido effetto di fuoco, non ha quell’impatto scenico che dovrebbe avere, non quando è senza moto. Paradossalmente, sono più belle e interessanti le scene in cui Cage è umano di quelle in cui si trasforma. Insomma è alquanto debole, forse per poter evitare divieti per le fasce più giovani, perciò è deludente e dimenticabile.

Per quanto i seguiti siano sempre un rischio, c’era da aspettarsi in questo caso un miglioramento, una correzione del tiro, per recuperare il terreno perduto. E invece no. Dalla padella nella brace (è proprio il caso di dirlo!).

Il secondo film, Ghost Rider – Spirito di vendetta (2012), riesce ad essere peggiore e non di poco. Innanzitutto è ambientato in Europa, cosa che secondo me funziona poco perché il personaggio è fuori contesto sia per le sue origini (ispirato dal classico della musica western Ghost Riders in the Sky e condito con elementi folkloristici e letterari tipo La leggenda di Sleepy Hollow e simili), sia per il quadro generalmente molto americano in cui si muove, tra metropoli e deserti, grattacieli e sperdute stazioni di servizio, labirinti di cemento e sconfinati orizzonti notturni. L’ambientazione europea di questo film sembra mescolare le rovine medievali con i pub dei tifosi di calcio: riuscite a immaginare Ghost Rider più fuori contesto? Poi, la storia sembra quasi non tenere in conto il primo film, a malapena si cita l’episodio del patto col diavolo, ma per il resto è tutto così differente che sembra un altro film senza legami, neanche nel cast (a parte Cage); il diavolo, stavolta, si chiama Roarke anziché Mefistofele come nel primo film, e gli accenni al patto pure lo vedono come Roarke; nessuna seppur vaga reminiscenza del duello con Blackheart, figlio di Mefistofele, né del caso di San Venganza, resiste; i dialoghi sono forzati e stupidi, mentre la trama è di una banalità sconcertante, la classicissima variazione sul tema dell’anticristo, con un bambino predestinato ad accogliere in sé lo spirito del diavolo stesso, che perciò viene rapito e dalle cui sorti dipende – indovinate un po’? – il mondo intero. Questa volta il personaggio principale è scisso in due: Johnny Blaze non ha alcuna memoria del Ghost Rider e viceversa, quando si trasforma diventa un mostro, ma anche qui è troppo diverso. Blaze comincia a comportarsi da pazzo epilettico, Ghost Rider sembra rendersi a malapena conto di cosa lo circonda, perdendo tempo in smorfie e ruggiti piuttosto ridicoli; buone però le performance di Cage, nonostante lo stile di regia tutto scatti e zoom. Anzi, tutto è tremolante e scattoso, secondo formule collaudate per trasmettere la frenesia che però io non apprezzo, come nella corsa in moto quando lui cerca di non trasformarsi. Personaggi: non ne conosco neanche uno; c’è una versione rimaneggiata di un demone chiamato (nel fumetto) Blackout, e il bambino ha il nome del terzo Ghost Rider, cioé Daniel Ketch, ma gli altri non li conosco, dal compagno di strada e “angelo mattacchione” (che pecca fortemente e crede ancor più fortemente) al monaco fanatico e traditore (Christopher Lambert! Secoli che non lo si vedeva). A un certo punto Ghost Rider imita Superman: rinuncia ai suoi poteri giusto quando gli servono di più, poi li rottiene un momento prima di morire e diventa buono, sconfigge il diavolo e riporta in vita il bambino mortalmente ferito. Che palle…

Questo seguito allora non solo non mi è piaciuto, ma mi ha persino fatto rivalutare il precedente! Perché il primo film non è poi così male. E’ fedele al fumetto in molti punti, i personaggi principali ci sono tutti e sono stati adattati bene, a cominciare da Mefistofele, interpretato da Peter Fonda, icona motociclistica dai tempi di Easy Rider e perciò un bel richiamo cinefilo (tra l’altro, pare che il chopper usato da Cage sia una copia perfetta di quello di Fonda nel film di culto); c’è Carter Slade, il primo Ghost Rider dei fumetti (che poi cambiò nome in Phantom Rider), interpretato da un’altra icona, Sam Elliott, che in gioventù era l’incarnazione del cowboy; e soprattutto, è quasi superfluo dirlo, la controparte umana di Ghost Rider, Johnny Blaze, un Nicolas Cage bravo come al suo solito, bravo nel caratterizzare ed esplorare il personaggio, bravo nel dosare tormento e humor, bravo nelle espressioni fisiche e facciali. Per di più, pur con le riserve sull’impatto visivo, ci sono almeno due scene in cui gli effetti speciali sono grandiosi: la salita sul grattacielo e l’ultima corsa (quest’ultima riprendendo il mito che unisce i cowboys con gli harleysti). La colonna sonora è carina, con una bella cover moderna della succitata Ghost Riders in the Sky fatta dagli Spiderbait e una buona atmosfera tanto western quanto demoniaca. Alla fine dei conti, i punti a favore del primo film sono mlti di più; di buono, del secondo, posso menzionare gli effetti speciali del fuoco e del fumo, molto migliori, l’aspetto generale è ben abbrustolito e sporco e anche la moto, pur non essendo bella come nel primo film, fa la sua figura. In un paio di scene trasmette il fuoco ad altri veicoli, precisamente un gigantesco scavatore e un camion alla Indiana Jones, con risultati interessanti. Anche le saltuarie sequenze animate sono ben fatte, ma questo è quanto.

In definitiva il primo mi aveva un po’ deluso e comunque non lo rivedrei se ci fosse qualsiasi altra cosa in alternativa, ma dopo la cacata del secondo (che ho visto ben due volte, anche in originale, per essere sicuro) ho rivalutato parecchio l’incarnazione precedente. Ma se non ci fosse Nicolas Cage, del quale mi ha stupito la dedizione, oltre che la presenza in sé, non varrebbe la pena di recuperare nessuno dei due.

Ultima nota: il video che ho messo in cima ha certamente un bel montaggio di alcuni dei momenti più spettacolari del primo film, messi insieme come per fare una storia a se stante, ma il motivo principale per cui lo ho scelto è la splendida versione lenta di “Ghost Rider” dei Suicide fatta da Henry Rollins per la colonna sonora de Il Corvo. Spero che vi piaccia come è piaciuta a me.

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Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basta sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

4 responses to “Ghost Riders in the Screen

  • egle1967

    Non li ho visti questi…ho visto Invece l’ultimo SPiderman che tutti hanno massacrato e a me invece è piaciuto moltissimo, e anche the Avengers non è male…il video io non lo vedo, ma la canzone la conosco e mipiace parecchio…un caro saluto..

    • GoatWolf

      Avengers secondo me è uno dei migliori in assoluti, tra i film tratti dai fumetti, però si apprezza fino in fondo guardandolo dopo la serie che lo precede (i due Iron Man, Thor, Capitan America e L’incredibile Hulk); comunque un grande film.
      Il nuovo Spiderman invece non l’ho visto, spero di recuperarlo presto; se lo hanno massacrato e ti è piaciuto, probabilmente vuol dire che molte critiche sono state fatte per moda: so che ne hanno fatte un sacco anche ai precedenti Spiderman, di Raimi, e che questo nuovo è stato fatto seguendo i commenti e le critiche dei fan – se non è andata bene neanche così, è perché certa gente non si accontenta mai!

      ciao🙂

      • egle1967

        Ho visto la serie che lo precede , ad eccezione di Capitan America , e mi ha entusiasmato in modo particolare Iron Man, interpretato magnificamente.
        Perfino James Franco si è pronunciato negativamente sul film e penso che ci sia una fastidiosa tendenza a criticare nel senso più letterale del termine , diffusa in rete…io cerco sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno e con questo non è che non vedo i difetti. Ora, iniziare tutto da capo, soprattutto con la trilogia bellissima di Raimi penso che non sia stato facile.Immagino che il budget sia stato anche più limitato. Ma è la cupezza che mi ha colpito…mi ricorda molto il Batman di Nolam e lo trovato molto meno “eroistico-fumettoso” di quello di Raimi…penetrante…il clima di insicurezza e di instabilità pervade tutte le scene e si vede che è un film post 11 settembre..Raimi, il primo lo aveva girato prima.
        a presto.

  • 6 film in breve | Fabbrica Metropolitana

    […] un reboot che sembra volerla cancellare può essere straniante. Ma concordo con Egle (ne parlammo qui), è un film molto maturo e ben realizzato, più cupo e, magari, meno “caciarone”, […]

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