Altri aforismi a buon mercato

5 – Limiti, parte I. La religione non può più basarsi sulla concezione dell’origine del mondo, dell’universo e dell’uomo, poiché le risposte che forniva prima dell’avvento delle scienze naturali non erano soltanto spirituali, ma anche “fisiche”, erano il tentativo umano di spiegarsi l’esistenza delle cose; oggi quella valenza è totalmente scomparsa con le conoscenze scientifiche e tentare di porsi in alternativa è folle e pericoloso, in fin dei conti anche per la stessa religione. Sono infatti i religiosi a sbagliare attendendo dalla scienza le conferme alle sacre scritture (certo una scienza deviata, sottomessa all’ideologia come quella che Ratzinger auspica, o come il “progetto intelligente”), perché quelle conferme non arriveranno mai e anzi è più probabile che arrivino smentite ulteriori. La fede non deve cercare prove e deve ritirarsi nell’interiorità dei singoli come momento di formazione spirituale, come maniera di vedere il mondo.

6 – Limiti, parte II. Religione, filosofia, scienza e altri campi d’indagine non sono mai sufficienti a spiegare il Tutto; non lo sono perché ogni persona ha esigenze diverse che la fanno tendere verso l’una o l’altra cosa. Se una di quelle discipline fosse sufficiente di per sé, allora arriverebbe a soddisfare tutti e soppianterebbe le altre; ma così non è, può essere sufficiente solo per determinati individui che hanno loro propensioni.
Per me la filosofia e almeno una parte della scienza sono sufficienti per non credere nella religione; altre persone trovano insufficienti gli stessi campi e hanno soddisfazione in forme religiose e rituali. Si può sempre cambiare idea, ma penso che ognuno tenda verso ciò che gli è più congeniale; in particolare non credo sia possibile realmente “convertire” qualcuno all’ateismo, quanto piuttosto indurlo a comprendere che quella sia (o non sia) la sua via spirituale. Le prove e le dimostrazioni servono a chi ne ha bisogno.

7 – Lettera al padre dei tomisti. Caro Tommaso d’Aquino,
a volte penso alle tue dimostrazioni dell’esistenza di Dio e, pur rifiutandole, devo riconoscere che in fondo tu hai colto un elemento proprio della fede in sé: chiamiamo “Dio” ciò che non si conosce. E’ paradossale, visto che tu parli proprio della conoscenza di Dio raggiungibile razionalmente; ma risalire di causa in causa porta sempre ad un punto in cui tutto diventa teorico, ipotetico, come una porta dietro una porta dietro un’altra porta che è seguita da altre porte… non sappiamo se le porte siano infinite, se e quando apriremo l’ultima porta cosa troveremo dietro, ma ad un punto in cui non riusciamo più ad andare avanti possiamo riposarci l’intelletto postulando quella causa prima, fonte di tutti i sistemi esistenti e giustificazione (più che mai) razionale di un mondo troppo più grande di noi.
Arrivederci e grazie, GoatWolf

8 – Chiodo di garofano. “Socialismo scientifico” oggi sembra non solo una parolaccia, ma anche una idea fondamentalmente sbagliata, perché non avrebbe nulla di scientifico, ma solo di dottrinario. Beh, è falso. La scienza è metodo, essa non appartiene solo alle scienze esatte, e comunque i risultati non devono per forza essere incontrovertibili; scientifico non è dogmatico, come dimostra il continuo lavoro di Marx nel corso degli anni. Altri, dopo di lui, e non solo epigoni come pure detrattori, hanno dogmatizzato e dunque privato di scientificità il suo socialismo.
Oggi, liberi dall’ideologia, dai partiti soverchianti, dalle gabbie retoriche e politiche, possiamo ritrovare il vero senso del marxismo ed essere pensatori nuovi, ricercatori nuovi, rivoluzionari nuovi, mai moderati, estremisti senza dogmi, massimalisti di un ritrovato umanesimo radicale.

9 – Utopia e duro lavoro. Non credo che le utopie siano realmente tali, cioè che siano ideali irrealizzabili e perciò fallimentari in se stessi. Se andiamo all’orgine del termine, “utopia” indica qualcosa che non sta in nessun luogo, quindi è irraggiungibile perché inesistente; ma da questo punto di vista qualsiasi idea, anche la più pragmatica, è un’utopia. Le idee non esistono nella realtà, non hanno forza concreta, non agiscono e non possono agire finché qualcuno non prova a metterle in pratica, dunque è la pratica, più che le idee, a dover essere presa in considerazione. Allora se un’utopia viene messa in pratica, diventa esperimento e pertanto ha effetti concreti, influenze reali sulla vita delle persone: la discrepanza esistente tra l’ideale utopico e i suoi tentativi di realizzazione fa parte della prassi, della normale amministrazione e organizzazione del lavoro in vista della riuscita dell’esperimento, che deve necessariamente fare i conti con il complesso di condizioni e variabili possibili della pratica e dei rapporti reali. Ciò vuol dire che un’utopia, un “sogno di una cosa”, non è irrealizzabile in sé, quanto piuttosto è un obiettivo, una guida o, se mi permettete la metafora, fari di luce che indicano vie verso mete cui approssimarsi sempre più, con un viaggio fatto di impegno individuale e collettivo. Ossia, molto, se non tutto, si può realizzare se ai sospiri della fantasia si sostituisce il duro lavoro per il conseguitmento di risultati quanto più possibile tendenti all’obiettivo ideale. Senza però pretendere che ideale e reale debbano essere assolutamente combacianti: per tornare all’inizio, ciò che è ideale non esiste concretamente in nessun luogo, per questo è apparentemente perfetto e auspicabile, mentre ciò che è reale esiste nei rapporti e nelle relazioni, nella vita e nel quotidiano, immerso e in effetti costituito da una rete di problemi, costanti, variabili e imprecisioni che influenzano il lavoro e allontanano dalla perfezione dell’ideale, inevitabilmente.

Informazioni su GoatWolf

Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basta sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

4 responses to “Altri aforismi a buon mercato

  • redpoz

    mah, io dico che la fede religiosa dovrebbe “levarsi di torno”. ma anche una fede vissuta internamente mi andrebbe comunque bene…
    certo, fatto curioso, una recente ricerca ha dimostrato che coloro che hanno una vita religiosa socialmente attiva (es. partecipando ai riti) sono più felici di chi la vive personalmente….
    ad ogni modo, cercare conferme scientifiche delle idee religiose è un follia madornale.

    neanche io credo sia possibile “convertire” all’ateismo, per la semplice ragione che la conversione implica comunque una fede trascendente. al massimo, è possibile dimostrare la fallacia della/e fede/i, ma di qui a far comprendere l’insussistenza del transcendente, è un passo che si può compiere solo personalmente.

    la dimstrazione scientifica di dio è poi -secondo me- la massima cazzata della filosofia religiosa: totalmente incongruente ed incosistente, ma faceva comodo…

    giustissima la 4. sul socialismo scientifico, aspetto che troppi (specie a sinsitra, dimenticano).

    sull’utopia mi rifaccio sempre alle parole di Eduardo Galeano (in sintesi) “serve a camminare”, è poi logico che essendo gli uomini “perfettibili”, quindi ogni loro azione può essere migliorata…..

    • GoatWolf

      posso capire i risultati di quella ricerca, è naturale: l’essere umano è un animale sociale, per quanto individualista possa cercare di essere, e quindi ogni esperienza che in qualche modo lo faccia sentire parte di una comunità, dalla religione alla politica ai passatempi, ha un effetto positivo maggiore rispetto a ciò che riguarda un’interiorità “chiusa” agli altri.
      però io credo che soprattutto riguardo alla religione sarebbe meglio far rientrare la credenza nell’ambito della personale visione del mondo, visti i disastri che spesso provoca la religione organizzata (e quindi comunitaria, del gruppo).

      e così per l’ateismo, o l’agnosticismo; per quanto io lo ritenga ben più proficuo su tutti i piani, da quello morale a quello sociale, mi rendo conto che è una posizione impegnativa da assumere, non solo per quanto riguarda i rapporti con la maggioranza delle persone (puoi credere in qualsivoglia religione, anche la più improbabile, e va comunque bene; prova a dire che non credi in niente e ti guardano come un malato di mente), ma soprattutto per il profondo lavoro interiore che si deve affrontare per smettere di credere nel trascendente e conservare comunque una visione positiva e sensata del mondo, anche se un senso non c’è e ciò che riteniamo positivo è un punto di vista. è davvero questione di propensioni personali, c’è poco da fare.

      sulle prove razionali dell’esistenza di Dio, dobbiamo comunque inquadrare la cosa nell’ambito del pensiero metafisico medievale (ma non solo), per cui la logica umana è speculare a quella divina e attraverso di essa si può trovare Dio e il senso delle sue azioni. se si ammette che la realtà è un’espressione dello spirito, una prova logica è valida quanto e più di una prova empirica. e in fondo la differenza con il pensiero naturalista e materialista sta proprio nella prospettiva capovolta sulla vera natura del mondo; tuttavia non c’è bisogno di essere atei per comprendere la fallacia di tali prove logiche: esse non tengono in alcun conto la realtà dei fatti e funzionano solo a patto di trascenderla – ossia, di ricadere nella fede, nella credenza al di là delle prove.

  • GoatWolf

    p.s.: fico, Eduardo Galeano! Finalmente hanno ristampato “Le vene aperte dell’America Latina”, volevo leggerlo da un mucchio di tempo, insieme a “Sette saggi di interpretazione della realtà peruviana” di José Carlo Mariàtegui.

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