Aforismi a buon mercato

1 – Critica della modernità. Posto che tradizionalisti e conservatori di varia estrazione forniscono sempre spunti interessanti (sbagliando poi nelle conclusioni), perché dobbiamo sempre rifarci a Heidegger per criticare la modernità? La Scuola di Francoforte, pur apparendo superata per molti versi, resta comunque più attuale, approfondita e persino progressista, nonostante il pessimismo di fondo, nelle analisi del mondo moderno. Tecnica, capitalismo e controllo sociale non si possono semplicemente spazzare via con aristocratico snobismo, rimpiangendo un passato mai esistito di fatto, o credere sempre e incondizionatamente che l’alienazione umana sia il sintomo del nulla in cui tutto cade man mano che progredisce.
Naturalmente non sto dicendo di abbandonare Heidegger, ma anche la sua critica alla tecnica è oggi superata, pur conservando un nucleo senza tempo in merito all’esistenza umana (in poche parole: non è tanto la tecnica in quanto tecnologia ad essere deleteria, bensì la tecnica come impostazione culturale, che riduce l’essere umano a elemento di utilità). Il punto dovrebbe essere: ricercare quanto di ancora valido si presenti nelle teorie filosofiche rispetto alla critica della modernità, essendo questa contemporaneamente il punto più alto e più basso della storia umana in un costante movimento oscillatorio tra i due estremi, pervenendo così a una sorta di armonia tra opposti. E, dunque, tentare di riequilibrarla verso l’alto, avendo coscienza dell’inarrestabilità del movimento.

2 – Omofobia, razzismo, xenofobia. Non esiste una base razionale per questo tipo di odio o diffidenza verso il prossimo. La base è psicologica, oltre che culturale. Se prendiamo l’evoluzionismo, teoria scientifica e quindi razionale, l’omofobia non ha senso, perché i maschi omosessuali non sono in competizione per le femmine e pertanto gli etero non dovrebbero avvertirli come una minaccia; invece la psicologia ci spiega che può essere paura di diventare a propria volta omosessuale, quindi insicurezza, o desiderio di corrispondere al modello sessuale maschile imposto dalle regole sociali del proprio ambiente di appartenenza, insieme a una buona rigidità mentale.
Anche per il razzismo e la xenofobia non ci sono motivazioni razionali, perché scavando si trova sempre una concezione distorta della realtà, un sillogismo sbagliato: la maggior parte dei criminali arrestati sono negri, quindi i negri sono tutti criminali; oppure sono stranieri, quindi tutti gli stranieri sono pericolosi. Il problema però è più profondo: se si guarda al conflitto tra Hutu e Tutsi, abbiamo due tribù della stessa razza, che seguono la stessa religione e parlano la stessa lingua, ciononostante si odiano a morte; neanche a farlo apposta, c’è lo zampino dei colonizzatori belgi e delle loro differenziazioni razziali.
Tornando alla psicologia, mi torna alla mente la variante junghiana del tranfert: quando una persona ha in sé una forte negatività, la proietta come un’ombra sopra gli altri, solitamente un intero gruppo di persone considerate diverse per vari motivi, e attribuisce loro tutte le caratteristiche negative che invece cova in se stessa e da cui è tormentata. Così anziché rendersi conto del suo male, lo trasferisce e lo personifica, lo incarna in qualcosa che può odiare e combattere per autocurarsi.
In sostanza si troveranno sempre motivi per discriminare interi gruppi di persone, e magari scannarle. Persino se l’umanità intera avesse la pelle blu, parlasse il linguaggio universale, fosse ermafrodita e venerasse lo Spirito Assoluto. L’unica speranza è nell’educazione.

3 – Primarie del centrosinistra. Da una parte, non ci sarei andato perché se non fosse per Vendola sarebbe stata questione interna al PD, di cui non me ne frega niente; poi, il pugliese è l’unico che dice effettivamente “cose di sinistra”, quindi non è che avessi davvero scelta; infine la partita era chiaramente tra Renzi e Bersani, non c’era storia per nessuno. Già nel confronto tv su Sky l’attenzione era polarizzata da loro due, Bersani il politico di razza che parla bene e sa convincere, Renzi l’innovatore/rottamatore che sprizza entusiasmo e sa coinvolgere, mentre Vendola era troppo nervoso, Puppato prolissa e confusionaria (mi spiace, Red, a me non ha convinto), Tabacci gradevolmente spaventoso. Però è anche vero che io sto sempre a lamentarmi della gente che non partecipa, non si interessa, e poi quando c’è un’occasione di partecipazione, anche se è un teatrino, io non ci vado? Contraddittorio… dunque ho partecipato, sicuro al 100% del terzo posto di Nichi, e devo dire d’averne ricavato una bella sensazione, al di là dei dubbi su questo meccanismo un po’ “americano”, per un partito comunque meno tradizionale. Per me, e non lo dico soltanto per le ovvie ragioni, il centralismo democratico rimane un metodo organizzativo molto più proficuo.
Domani c’è il ballottaggio: Renzi è pericoloso, un uomo di destra che lotta per il controllo della sinistra, uno che non lascia spazio a dubbi su cosa farà e come, quindi voterò per Bersani. Anche qui non c’è scelta. Ma di Bersani non mi fido: come ho detto e ribadito varie volte, oggi si butta a sinistra per contrastare Renzi, domani magari applica il programma di Renzi per restare in auge a livello internazionale; però ripeto, se lui mi sucita molti dubbi, Renzi non me ne lascia neanche uno.
Tutto questo, sempre, facendo finta che le primarie servano a qualcosa.

4 – Un vecchio sfogo sempre valido. Sono semplicemente una persona che odia l’ignoranza, la trova disgustosa e insopportabile, all’origine di gran parte dei mali che infettano la società, causa di ristrettezza mentale, visioni errate, pensieri malevoli e azioni disastrose. Il mondo è pieno di ignoranti, ma non dico di quelli costretti all’ignoranza dalla vita, dico di quelli che pure avrebbero come non esserlo e preferiscono invece restarvi, e parlano, e parlano, e PARLANO, senza avere idea di cosa dicono, senza avere vergogna, senza pudore né buon senso, strumentalizzando, distorcendo, rendendo le cose ancora più difficili pensando di semplificarle, etichettando le persone, i gruppi, i popoli, trascinando nella propria cecità bruta la massa ottusa, come fanno i politici, i governi, le istituzioni corrotte, per sporco interesse o sordido piacere, confortati e resi autorevoli da un buon posto e un po’ di notorietà, o semplicemente chiacchierando con amici e parenti nei bar e alle feste, nelle piazze o in ufficio, rendendo tutto piatto, inutile, farsesco, merdoso e disprezzabile. E in Italia, uno dei paesi dalla cultura più ricca e antica, sembra si diano convegno.

Informazioni su GoatWolf

Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basta sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

5 responses to “Aforismi a buon mercato

  • redpoz

    verso Heiddeger provo un’antipatia viscerale, quindi ogni ipotesi di pensiero che tenda a superarlo o -ancora meglio- ignorarlo in toto mi trova concorde.

    sull’omofobia, non credo che il modello evoluzionista possa essere una risposta adeguata.
    invece, trovo perfetta la citazione sul Ruanda: quello è stato un chiarissimo esempio di “costruzione” di identità, fissazione delle stesse quando prima erano fluide, e di conseguenza accentuazione delle tensioni.

    sulle primarie (grazie della citazione): premetto di non aver seguito il dibattito su sky, ad ogni modo concordo con te (per quanto ho visto dopo). Laura Puppato è spesso prolissa e ovviamente soffre di una palese inesperienza nella comunicazione di massa.

    quoto interamente il punto 4

    • GoatWolf

      C’è stato un periodo in Heidegger mi era sembrato, per quel poco che riesco a capire nel guazzabuglio dei suoi pensieri, un pensatore innovativo per l’asistematicità della sua filosofia, tesa a suscitare domande più che a dare risposte, ad “aprire orizzonti di senso”, a seguire gli “holzewege”, ossia quei sentieri che gradualmente scompaiono invasi dalle piante, perdendosi nei boschi (metafora contro i percorsi netti e strettamente logici del pensiero occidentale, dall’idealismo al neopositivismo). Un esistenzialista insomma, sebbene diverso in molti aspetti da Sartre. Ma, oltre a trovare difficile da spiegare la sua adesione al nazismo (prima o poi ne parlerò) senza restare con un gusto di giustificazione in bocca, ormai mi sono reso conto che il suo pensiero è altamente manipolabile da chiunque se ne voglia servire, proprio perché oscuro e incomprensibile, e la rinascita degli studi su di lui ha cominciato ad avere una perniciosa influenza nei corsi di filosofia, dove il Nulla sembra essere diventato l’unico vero orizzonte e, anzi, più che aprire, chiude ogni discorso o attribuzione di senso.

      L’argomento evoluzionistico contro l’omofobia è certamente debole, solo in un contesto di ragionamento prettamente razionale può avere qualche valore, più che altro per togliere un po’ di terreno alle fandonie pseudoscientifiche spesso addotte a favore dell’omofobia, ma non cambia niente nei contesti reali, dove invece conta l’educazione.

      La Puppato comunque mi è sembrata molto determinata e sarebbe un peccato se non continuasse a portare avanti le sue istanze nel partito.

      • redpoz

        sì, in definitiva trovo veramente irritante questo riferimento continuo (almeno per quel che conosco io) ad Heiddeger, come se mancassero altri pensatori in grado di dare senso alla nostra epoca…
        con l’ulteriore aggravante, appunto, che è legato a doppio filo col nazismo (in genere quando faccio questa obiezione mi si ribatte della mia stima per Carl Schmitt, sebbene a) abbia molti dubbi suall sua adesione, b) i pensatori politici sono sempre stati compromessi col potere)

  • GoatWolf

    Ecco, Schmitt rientra nel discorso che facevo dello studiare con serenità: si può essere d’accordo o meno, ma non si può scartare a priori un pensiero per vicende personali dell’autore o per una impostazione ideologica, perché si rischia di perdere sempre qualcosa e soprattutto, se il pensiero in questione ha avuto effetti, bisogna saperci fare i conti.
    Per questo dico che non si può “abbandonare Heidegger”, nel senso che per molto tempo ancora ce lo ritroveremo davanti come un feticcio da sventolare per svuotare di senso ogni tentativo di pensiero forte e dunque qualcosa su di lui bisogna saperla; poi c’e sempre qualche accademico intelligente, tipo Gianni Vattimo, che lo interpreta in modi più interessanti. Però per me la cosa si limita a una critica e poi via, verso le filosofie dell’avvenire😀

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