Il tubo digerente di Vendola

Il problema, ma anche il bello, di studiare filosofia è che quando qualcuno dice una stupidaggine te ne accorgi subito. Naturalmente non si deve trattare di persone notoriamente ottuse o ignoranti, bensì di gente dalla solida cultura con un po’ troppa fiducia in se stessa, o poca fiducia nella cultura degli altri. Stavolta è successo con un’affermazione di Nichi Vendola diretta principalmente contro Tremonti.

Prima di approfondire, chiarisco un punto: Vendola è l’unico politico che mi piace tra i soliti noti cui ancora siamo costretti a dar fiducia. Negli ultimi tempi ha cominciato a starmi un po’ antipatico, ma voterei comunque per lui tanto alle primarie (un meccanismo “democratico” su cui prima o poi mi interrogherò meglio) quanto alle successive elezioni politiche. Sebbene ostenti un po’ troppo la sua erudizione con un linguaggio forbito e dotte citazioni, mi fa piacere che almeno uno, tra i potenti, non disdegni di leggere qualche libro in più.

Purtroppo però, tra i libri preferiti da Vendola non sembra esserci nulla di e su Ludwig Feuerbach, grande pensatore tedesco capostipite della critica all’idealismo hegeliano e ispiratore di molti altri e più noti filosofi a cavallo tra XIX e XX secolo. Vendola lo ha tirato in ballo nella suddetta affermazione, o meglio risposta a un’affermazione di Tremonti, il quale ha detto (purtroppo non so in quale contesto, ma posso immaginarlo) che “la cultura non si mangia”: secondo Vendola, Tremonti avrebbe una visione feuerbachiana dell’uomo, aggiungendo come spiegazione che per Feuerbach l’uomo “è solo un tubo digerente” (variante della più famosa traduzione “l’uomo è ciò che mangia”). Con questo voleva certo sminuire l’avversario, ma anche attribuire al filosofo tedesco una visione rozzamente riduttiva dell’essere umano a una macchina senza altra natura che quella animale, estendendo il giudizio poi a un’intera classe politica, sinistra compresa.

Questo mi ha colpito in maniera negativa e ha fatto calare sensibilmente la mia simpatia per Vendola, in quanto:

– non sa di cosa parla
– sbaglia termine di paragone
– usa una frase decontestualizzata sovvertendone il significato
– ritorce contro di sé un’accusa di rozzezza politica
– e poi ha pure la faccia tosta di farsi vedere intento a prepararsi per il confronto tv su Sky.

Ora, Feuerbach è uno dei filosofi fondamentali nella mia formazione personale, soprattutto spirituale, e sono piuttosto sensibile alle critiche al suo riguardo, dunque ho più di una ragione per smascherare il grossolano errore di Vendola. Per comprendere dove sta la cazzata da lui detta, è bene spiegare da dove la frase in questione è estrapolata, perché è stata detta e come mai l’interpretazione vendoliana è totalmente sbagliata; per fare questo mi sono avvalso dell’aiuto di una collega, che ringrazio, la quale studia approfonditamente le opere del grande pensatore.

Incominciamo dall’origine: l’arcinota frase “l’uomo è ciò che mangia” si trova in uno scritto minore di Feuerbach, la recensione all’opera Dell’alimentazione di Jacob Moleschott, uno studioso di fisiologia appassionato di materialismo il quale, proprio sulla scia de L’essenza del cristianesimo di Feuerbach, condusse una lunga critica antispiritualistica che in questo trattato trova una punta di spicco nel ricercare la base materiale e fisiologica delle attività spirituali della mente, ossia di come i pensieri siano influenzati dalle sostanze che la persona ingerisce, in un continuo rincorrersi di pensieri e sensazioni fisiche. Mentre i reazionari tacciavano l’opera di immoralità, Feuerbach scrisse nella recensione che era “uno scritto importantissimo, anzi rivoluzionario tanto sotto i rapporti filosofici che etici e persino politici”. Qui sta il perché della frase: si tratta di una provocazione per farsi beffe dei reazionari e del loro oscurantismo, una frase certamente forte, oggi usata spesso a sproposito, in modi inconsapevoli, o citata come un aforisma di Nietzsche e travisata allo stesso modo. Il significato reale di “l’uomo è ciò che mangia” consiste nell’affermare che l’uomo non può prescindere dalla realtà, né dalla sua natura, che consiste nell’unità di corpo, ragione e sentimento, cioè di materia e facoltà superiori.

Questo rende chiara ed evidente la castroneria di Vendola. Nel tentativo di accusare un avversario di ridurre l’uomo a meccanismo di alimentazione, cui non servirebbe la cultura perché non è utile alla sopravvivenza, va a citare un pensatore il quale usava in modo ironico una battuta fortemente riduttiva per rimarcare, invece, una maggiore complessità della persona umana: non puro spirito legato a un involucro di materia e neppure corpo privo di coscienza, bensì un essere in cui funzioni mentali e corporee sono un tutt’uno. Il fatto che Vendola non riesca a vedere oltre il significato letterale della frase, che si appiattisca su un’interpretazione superficiale, mi fa credere che non si renda neppure conto di quanto dice. Potrei essere maligno e attribuire questo errore veramente grossolano alla sua sbandierata fede cattolica, dire che ha in realtà gettato la maschera essendo lui stesso un reazionario, sul piano ideale avversario di Moleschott quanto di Feuerbach; però sarebbe quasi una giustificazione. No, Vendola ha semplicemente dato fiato alla bocca dimostrando ignoranza, smontando quell’aura da primo della classe che ha alimentato fino a oggi tramite l’ostentazione in maniera persino un po’ naif della propria erudizione.

Dal punto di vista politico, comunque, è pur sempre un errore di valutazione. Se, come mi hanno detto, lui si riferiva anche alla sinistra, colpevole di aver recuperato negli ultimi anni quella stessa visione feuerbachiana (distorta) riduttiva dell’essere umano, resta l’incapacità di comprendere l’importanza della critica all’idealismo hegeliano che proprio nel riferirsi alla politica era stata denominata “sinistra hegeliana” – ossia la riforma in senso materialistico di un pensiero astratto per cui il mondo era capovolto, basato sullo spirito anziché la natura, un mondo da rimettere in piedi attraverso il pensiero critico. Da questo sovvertimento sono nati il radicalismo democratico, l’idea di libertà di culto e di ateismo, la rivalutazione antiromantica della scienza e della ragione, la possibilità di un’etica basata sul rispetto dei propri simili in quanto esseri umani, la comprensione della natura antropologica della religione, fino al materialismo storico e al socialismo scientifico. Di che cos’altro può nutrirsi una sinistra che voglia definirsi tale? Che razza di altre direzioni disastrose ha intrapreso la sinistra italiana da vent’anni a questa parte? Se c’è una cosa che davvero non ritrovo oggi nei partiti e negli esponenti politici che si contendono il nostro consenso a sinistra, è proprio una visione feuerbachiana, e stavolta intendo quella corretta.

E così, con un po’ di delusione si oscura quel che sembrava essere un raggio di luce insinuatosi tra le nuvole del cielo grigio e basso della nostra miseria culturale…

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Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basta sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

4 responses to “Il tubo digerente di Vendola

  • redpoz

    cioè, se ho capito bene nello scritto di Feuerbach l’autore sostiene che i nostri pensieri dipendano dalla nostra alimentazione? molto interessante! penso che andrò a cercarmelo.
    per caso, questo filone è stato approfondito?

    condivido, comunque, le tue lucide crititche che -purtroppo- possono essere generalizzate a molti

    • GoatWolf

      Dunque, l’idea principale è di Moleschott, però lui la elaborò sulla scia delle idee di Feuerbach (forse anche radicalizzandole un po’ – da quel che ho capito era un autore provocatorio), quindi converrebbe trovare tanto il saggio di Moleschott quanto la recensione di Feuerbach. Sperando che qualche biblioteca le abbia in italiano… perché la collega cui mi rifaccio studia Feuerbach in tedesco😛

      Non so se ci siano studi più approfonditi su questo particolare tema che rimangano comunque in un ambito “filosofico”, ma certamente da posizioni come queste ha preso avvio il positivismo scientifico; all’epoca c’erano diversi studi teorici sulla correlazione stretta tra ambiente e caratteristiche umane, alcuni pure esagerati come ogni ricerca pioneristica, non ricordo chi sosteneva la fondamentale importanza della conformazione del terreno nello sviluppo delle forme sociali della comunità che vi è stanziata. Oggi, forse con lo stesso spirito provocatorio, c’è Piergiorgio Odifreddi che sostiene la nascita dell’immaginario simbolico delle religioni direttamente proporzionale alle qualità geografiche dei paesi dove le suddette si sono sviluppate (per esempio, i mussulmani immaginano il paradiso come un luogo di opulenza in reazione alle asperità del deserto, mentre gli induisti hanno idee più astratte perché già in questa vita godono dei frutti della natura lussureggiante che li circonda, e così via); se ritrovo il libro dove ne parla te lo segnalo.

      Intanto, una breve biografia di Jacob Moleschott: http://www.treccani.it/enciclopedia/jacob-moleschott_%28Dizionario-Biografico%29/

      • redpoz

        grazie delle informazioni.

        mi pare comunque che questo filone di indagine sia tuttosommato molto interessante e fruttifero. per come la vedo io, è difficile se non assurdo negare l’influenza della realtà che ci circonda sul nostro immaginario.
        fra l’altro credo che riguardo l’India già Moravia avesse pensato qualcosa del genere dopo il suo viaggio laggiù.
        forse addirittura Levy-Strauss

  • GoatWolf

    Paradossalmente, a me hanno riso in faccia quando riportai queste idee in un corso di Storia del Pensiero Scientifico, tutto improntato a demolire ogni argomento sull’esistenza di Dio e sulla autorevolezza delle grandi religioni rispetto a sette come Scientology. Per qualche motivo non era il tipo di concretezza che piaceva loro… certo non si può ridurre tutto a questo, però non penso siano speculazioni prive di fondamento.

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