Ulteriore appello di Wikipedia

To avoid criticism, do nothing, say nothing, be nothing.
Elbert Hubbard

Oggi apro la pagina principale di WP e trovo un nuovo appello in un riquadro rosso sulla questione che sta preoccupando non solo quel sito bensì tutto il web. Possibile che il folle progetto (lucidamente folle, s’intende) stia ancora marciando a passo d’oca verso la sua odiosa realizzazione?

Qui di seguito il nuovo, accorato appello dell’Enciclopedia libera.

“Gentili lettori,

ancora una volta l’indipendenza di Wikipedia è sotto minaccia.

In queste ore il Senato italiano sta discutendo un disegno di legge in materia di diffamazione (DDL n. 3491) che, se approvato, potrebbe imporre a ogni sito web (ivi compresa Wikipedia) la rettifica o la cancellazione dei propri contenuti dietro semplice richiesta di chi li ritenesse lesivi della propria immagine o anche della propria privacy, e prevede la condanna penale e sanzioni pecuniarie fino a 100.000 euro in caso di mancata rimozione. Simili iniziative non sono nuove, ma stavolta la loro approvazione sembra imminente.

Wikipedia riconosce il diritto alla tutela della reputazione di ognuno e i volontari che vi contribuiscono gratuitamente già si adoperano quotidianamente per garantirla. L’approvazione di questa norma, tuttavia, obbligherebbe ad alterare i contenuti indipendentemente dalla loro veridicità. Un simile obbligo snaturerebbe i principi fondamentali di Wikipedia, costituirebbe una limitazione inaccettabile alla sua autonomia e una pesante minaccia all’attività dei suoi 15 milioni di volontari sparsi in tutto il mondo, che sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per “non avere problemi”.

Wikipedia è la più grande opera collettiva della storia del genere umano: in 12 anni è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. L’edizione in lingua italiana ha quasi un milione di voci, che ricevono 16 milioni di visite ogni giorno, ma questa norma potrebbe oscurarle per sempre.

L’Enciclopedia è patrimonio di tutti. Non permetteremo che scompaia.”

Informazioni su GoatWolf

Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basta sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

4 responses to “Ulteriore appello di Wikipedia

  • egle1967

    Ci riprovano e la cosa che fa sorridere, ma non troppo , è che lo stanno chiamando decreto “Salva Sallusti”.
    Sulla faccenda Sallusti ne avrei da dire parecchie di cose, ma anche non parlando direttamente della questione che lo ha coinvolto, sono certa che le mie considerazioni riguardino anch’essa.

    Indipendentemente dal fatto che questa volta passi questa norma sulla diffamazione e che quindi saremo costretti a vedere scomparire siti web importanti , come Wikipedia, e che vedremo giornali che dovranno dedicare spazio alle rettifiche, a qualunque rettifica, credo che la sostanza che regola il rapporto tra stampa e pubblici poteri non cambi. E che le norme che si intendono approvare non tutelino minimamente la difesa dell’onorabilità del cittadino. E pertanto sono ,non solo, inutili a tutelare il vero diritto alla verità, ma lo limiteranno. Mi sembra la solita minaccia dettata dal risentimento , da un desiderio di vendetta, per chi?
    Per Sallusti, per il magistrato, o per i cittadini ( madre e figlia , per. es. dell’articolo di Sallusti) usati per veicolare menti sprovvedute? Per nessuno di essi, credo.
    Mi piacerebbe tanto che si parlasse di senso etico e di un giornalismo che non esistono più.
    Mi piacerebbe che , qualora si sbagliasse affermando il falso, ci fosse immediatamente un auto rettifica. Mi piacerebbe che ci fosse onestà nell’ammettere che si era sbagliato. Ma nessuno lo fa, o pochi…tanto la gente ormai legge solo i titoloni …sono quelli che contano, non quello che c’è scritto dentro, non la libertà di informazione , e la capacità di andare oltre la notizia facendo delle analisi sociologiche.
    Io ricordo che a vent’anni leggevo articoli di giornale che avevano dei contenuti chiari. Ora mi sembra che siano diventati anch’essi una casta che viaggia accanto alla casta. E credo che si debba riflettere su questo piuttosto che mettere “alla gogna” ogni tipo di pubblicazione , anche quella di rete, che è l’unica alla quale molti fanno riferimento per informarsi, ormai.
    Mi sembra che sia ancora una volta una questione di gestione del potere , che con questa legge, mira a estendere la responsabilità in capo agli editori, che sono i proprietari della testata e che non dovrebbero direttamente influenzare la gestione del giornale gestita da una redazione che con la proprietà non c’entra nulla. E di fatto quindi mi sembra che sia una norma che tuteli ancora una volta il potere economico.

    • GoatWolf

      Sono d’accordo e aggiungo che progetti del genere sono certamente volti a tutelare l’interesse di pochissimi privilegiati, perché sono sempre sulla stessa falsariga dei contorcimenti ideologici degli anni Novanta: oggi per tutelare una presunta onorabilità di qualche cittadino (non proprio un uomo della strada) si prova a fomentare l’autocensura, ieri per promuovere il pluralismo si sviliva il servizio pubblico e si ribaltava la par condicio per dar spazio al nulla, quando non a un falso contraddittorio che serviva a impedire la discussione reale…

      Capisco pure lo schifo fatto da molti giornalisti a caccia di scandali, e appunto il caso di Sallusti è emblematico perché se non si può dimostrare che una notizia infamante è vera, non si può farla passare liscia al sensazionalista di turno (l’unica cosa che mi dà sempre i brividi, perché mi pare eccessiva in casi del genere, è la galera – e mi ha dato i brividi pure leggere il rammarico di quanti si lamentavano della sospensione della pena, secondo un meccanismo garantista che invece dovrebbe rassicurare).

      Penso che come al solito si affrontano le battaglie giuste con le armi sbagliate.

  • redpoz

    la cosa più grave, aldilà dei contenuti per i giornalisti, è che il Parlamento italiano non ha la minima percezione della differenza non solo tecnica ma sostanziale che intercorre fra i mezzi di informazione cartacei e quelli digitali.
    peggio ancora, fra un’enciclopedia e generici quotidiani.
    con questa ignoranza di fondo è difficile fare norme che non siano disastrose.

    • GoatWolf

      Proprio oggi, neanche a farlo apposta, ho aggiornato la pagina “A proposito” con lo stesso disclaimer che hai tu nella colonna laterale. Ciò che sottolinei è il cuore del malgoverno, l’ottusità di chi detiene un potere enorme e non è capace di usarlo perché non ha competenza, cosa che è persino più deleteria di corruzione e malaffare, in quanto molto più difficile da eradicare, presente anche in governi limpidi e istituzioni serie e oneste.
      Ma non sto facendo la solita questione morale, questo è un analfabetismo di ritorno che afflige tanto gli individui (che pur essendo colti e capaci non sanno usare un computer e non riescono a stare al passo con la tecnologia) quanto gli apparati, sia pubblici, sia privati.

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