Pro e contro la pop-filosofia

In questi giorni non ho alcuna disposizione d’animo favorevole, ma non voglio lasciare il blog a prender polvere, così ho recuperato una vecchia discussione e, rimaneggiandola un po’, la ripropongo qui perché comunque è qualcosa di cui avevo intenzione di parlare prima o poi. Si tratta di un commento a un articolo di un giornalista su quel recente fenomeno editoriale che è l’applicazione di studi filosofici alla cultura pop: l’autore, Eduardo Camurri, fa polemica contro la “pop-filosofia” che nasconde un vuoto di idee e una trovata commerciale da due soldi ordita da gente incapace di speculare a dovere. Riporto il testo così come lo ho letto su internet e faccio seguire il mio commento al riguardo. Forse è opportuno sottolineare che tutto quel che segue risale a prima del Bacio della Dialettica, sebbene non ne sia particolarmente inficiato.

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Sintomi Festival e libri dedicati a qualsiasi feticcio del presente non sviluppano alcun sapere

Il successo della filosofia pop è un bluff.

Ferraris, Regazzoni e Galimberti applicano dotte analisi alla cultura popolare. Ma è come spiegare le barzellette. O credere alla parodia di Eco su Bongiorno

Per iniziare a capire meglio cosa si agita intorno al termine Pop-sofia , viene in mente Schopenhauer: . In Italia è da almeno un paio d’anni che si parla diffusamente di Pop-filosofia ed è strano che nessuno abbia ancora parlato di inquietante contagio. I segnali, in effetti, sono molti. Oltre al fatto che escono in continuazione libri intitolati filosofia del camminare, filosofia del mare, filosofia della montagna, filosofia del jukebox, filosofia di quel o quell’altro cartone animato e filosofia di vattelappesca, a Civitanova Marche si tiene dall’estate scorsa anche il festival della Pop-filosofia (si chiama Popsophia). La cittadina viene invasa da una calca polifonica di filosofi e di personaggi ditirambici che dialogano tra di loro sul concetto di contemporaneo. Si va da Remo Bodei a Platinette, da Umberto Galimberti ad Amedeo Goria, da Stefano Zecchi a Federico Moccia, da Quirino Principe a Vincenzo Mollica, e via magari senza stile dicendo. La solita faccenda di mettere insieme l’alto il basso, se ancora fosse possibile capire cos’è l’alto e cos’è il basso e come distinguerli. Una volta tutto questo si faceva o con stile (Roland Barthes) o per scherzo (la di Umberto Eco), poi lo scherzo è stato preso sul serio e il rischio è ora morire di noia. La Pop-filosofia, volendo spiegare filosoficamente i fenomeni della cultura popolare (le serie televisive, la pornografia, i cartoni animati, il calcio, eccetera), finisce infatti con l’assomigliare a quelli che ti vogliono spiegare le barzellette o, peggio ancora, agli attori che finché non ti illustrano il messaggio (sempre impegnato) dei loro film stanno come corrucciati sullo scomodissimo pitale della loro indignazione artistica. Fare Pop-filosofia è come meditare sui torinesi alle prese con il bollito: i torinesi hanno infatti bocche da neonati che rimangono piccole pur nella massima dilatazione e, quando sono alle prese con i loro agnolotti, le loro finanziere e per l’appunto i loro bolliti, un Pop-filosofo vi potrebbe vedere l’angoscia, tutta esistenziale e spirituale, delle grandi impossibilità. Simone Regazzoni, in Italia il Pop-filosofo più famoso e autore di libri come ‘ Pornosofia ‘ (Neri Pozza) e ‘ La filosofia di Lost ‘ (Ponte alla Grazie), si comporta come l’osservatore di torinesi: notando per esempio che sull’isola della serie televisiva Lost ci sono molte radure ricorda al lettore che anche Heidegger parlava di radure e sospira amaro: .
La Pop-filosofia cerca il suo posto nel mondo con orgoglio. Durante il festival di Civitanova Marche, il presentatore di una serata con Umberto Galimberti, riportandogli umori del pubblico festivaliero, aveva detto felice: . Peccato che qualche minuto prima Galimberti avesse sostenuto che: e che, come certe signore dal parrucchiere nel momento topico della tinta: . E sempre durante il festival, una studiosa come Francesca Rigotti si è presentata con una diapositiva del suo grembiule per una conferenza sull’Old Fashion: . Con la pornografia il meccanismo è simile.La scena del burro di Ultimo tango a Parigi al punto tale, e qui la parola chiave è ovviamente tergo, che il lettore è invitato a penetrare i riboboli di Derrida: . Con Schopenhauer, si potrebbe dire che è un modo come un altro per arrotondare lo stipendio e intrattenere le professoresse democratiche. Ed è forse per questo motivo che i Pop-filosofi sono numerosissimi e perfino quelli che non lo sono (e che anzi se ne vogliono orgogliosamente differenziare), o per necessità editoriale o per grillo stilistico, finiscono con l’assumerne le sembianze (gli ultimi due libri di Maurizio Ferraris usciti per Guanda — entrambi di un certo interesse—s’intitolano infatti Filosofia per dame e Anima e iPad). Dare la colpa di tutto questo a Hegel sarebbe un po’ esagerato (diciamo che Hegel ha responsabilità più alla sua altezza, per esempio Stalin) anche se forse è quello che immaginerebbe Schopenhauer. Hegel sosteneva che la filosofia è il proprio tempo pensato con il concetto; significa che il pensiero è assoggettato alla storia, alla contemporaneità, quindi anche al vincitore e al tiranno di turno. La filosofia come giustificazione del presente. Come suo abbellimento. Dalla cosmologia alla cosmetica dell’attualità dove non conta che i concetti siano lucidi ma ben lucidati, eccetera. Ma è meglio non andare avanti perché non siamo sufficientemente Pop-filosofi per farlo. Per concludere, chi è quindi un antesignano più alla portata del ragionamento Pop-filosofico? La scelta è piuttosto vasta (ogni scelta è un’ecatombe di possibili, non si tratterrebbe dal dire un Pop-filosofo) ma non si può fare a meno di ricordare Bernardin de Saint-Pierre, botanico francese amico di Rousseau, il cui entusiasmo teorico non si fermava neppure dinanzi a un melone: . (Non è privo di interesse, per quanto detto qui, sapere che Napoleone diede a Bernardin de Saint-Pierre, per i suoi meriti, una pensione a vita).”

EDOARDO CAMURRI, Corriere della sera, domenica 29 gennaio 2011, p. 5″

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Commento a caldo

Questo articolo esprime una critica eguale e contraria alla pochezza culturale che denuncia. Sembra di leggere la tipica, noiosa difesa di un barone universitario della filosofia quale suprema scienza intellettuale distaccata e perciò superiore a qualsiasi altra attività umana, una difesa elitaria per partito preso e pronta a scadere nella stessa banalità contro cui è pronunciata. Lo dico non per difendere questi pop-filosofi di cui non ho letto nulla (e dunque non posso al momento giudicare), ma per mettere in guardia dal prendere troppo sul serio qualsiasi cosa: se la pop-filosofia prende sul serio degli scherzi filosofici, la filosofia non-pop dovrebbe saper scherzare sulla serietà di forzature del genere. Camurri cita Schopenhauer, ma avrà letto il suo “La filosofia delle università”? Se la filosofia non dovrebbe essere un prodotto commerciale, non dovrebbe neppure restare rinchiusa nelle accademie e presentarsi solo attraverso i professori, bensì essere libera di svilupparsi senza perseguire fini a essa estranei, siano i profitti del mercato che le norme convenzionali.
Poi: citare i nomi di dittatori del secolo scorso senza un adeguata giustificazione nel discorso è volgare, da bar dello sport. Siamo sommersi da articoli, libri e discorsi alla radio e in tv in cui spuntano come funghi i soliti Stalin e Hitler, senza che c’entrino minimamente col discorso. Specie se dovessimo pensare, come conseguenza, di incolpare Hegel per i gulag. Ah, ma immagino che Camurri abbia voluto fare il gioco dei pop-filosofi e commettere apposta il loro stesso errore, da sagace giornalista teoretico qual è…
Peccato, scritto altrimenti poteva essere ben più legittimo contro, appunto, forzature seguite a iniziali esperimenti interessanti di interpretazione. A ogni modo sarebbe utile vedere l’aspetto positivo della pop-filosofia, uno stimolo -si spera- ad andare un po’ più in là del proprio naso per molta gente lontana dallo studio approfondito di questioni filosofiche, uno stimolo a pensare un po’ di più anche sulle sciocchezze contingenti. Allenare al pensiero è sempre un bene, anche quando sembra commerciale.

In più…

Secondo me è necessario partire con l’idea di spingere il maggior numero di persone possibile ad auto-educarsi, perché senza un costante stimolo a informarsi e a riflettere si rimane in balìa degli eventi (e dei profittatori), rimanendo cittadini passivi, che subiscono la società civile anziché parteciparvi. Se c’è una cosa che odio profondamente è l’ignoranza, ma non quella “di fatto”, per cui tutti siamo un po’ ignoranti, qualcuno non ha neppure la possibilità di acculturarsi ecc.; parlo dell’ignoranza arrogante di chi potrebbe migliorarsi e non lo fa, tronfio nella sua convinzione di avere la verità in tasca mentre il resto sono chiacchiere da intellettualoidi. A ciò bisogna porre rimedio tramite il coinvolgimento educativo non formale (cioé oltre la scuola).

Sulle forzature di questa filosofia pop, su cui ripeto di non essere granché al corrente (ho regalato “La filosofia di Lost” a un’amica fan della serie, magari me lo farò prestare), mi viene da dire che sono un prodotto inevitabile della costante riproduzione commerciale di qualsiasi cosa abbia successo: la saturazione del mercato di prodotti simili per forma e contenuto la viviamo ormai da sempre, si tratti di film e serie tv su vampiri adolescenti che fanno a pugni con coetanei licantropi, o di saggi dai titoli pieni di parolacce (di cui ho già detto qui), o di romanzi su codici segreti e misteri plutocratici, e via discorrendo. Però è pur vero che come prodotto commerciale, nonostante le forzature e l’evidente inferiorità speculativa, la filosofia pop ha un suo senso nell’estendere categorie interpretative al quotidiano, alla cultura popolare di intrattenimento che oggi, ci piaccia o no, vive un’ipertrofia nella generale omologazione del pensiero. Per questo dico che è meglio di niente; preferisco che qualcuno, leggendo “La filosofia di Lost”, si incuriosisca e magari cominci a pensare un po’ di più sul senso delle cose, magari pure andando a vedere chi fosse Eddigher (come ho sentito chiamarlo una volta :D), rispetto a un mero consumatore che s’incazza se non può scegliere tra cinquecento canali tv o quaranta tipi di latte in polvere… poi, certo, è sempre meglio studiarsi i classici. A proposito, una precisazione riguardo la presunta filiazione diretta dei dittatori dai filosofi: possiamo trovare giustificazioni teoriche a bizzeffe e risalire fino a Platone come grande mostro della storia, ma si tratta comunque di forzature. Se mangio una torta di mele dal sapore schifoso con chi me la prendo, col cuoco di quella torta o con l’albero da cui sono nate le mele?

Io dubito insomma che la pop-filosofia possa essere più deleteria delle autobiografie dei calciatori. Questo perché montarsi la testa (come qualcuno ha suggerito possano indurre queste letture, facendo credere al primo buzzurro che passa di essere al livello di Severino) è un problema di personalità e carattere, non tanto di corso di studi; infatti ho avuto purtroppo a che fare con dottori in giurisprudenza e scienziati logico-matematici convinti di possedere l’unico tipo di conoscenza in grado di dare le risposte definitive ai problemi sociali e alle domande sull’esistenza, considerando tutta la filosofia – non solo quella pop – una “marea di cazzate” dette da persone che “non hanno capito niente”. Ma al di là di questo, il punto fondamentale resta la leggerezza con cui prendere queste manifestazioni. Il viandante di Nietzsche portava sulle spalle un demone che gli instillava nell’orecchio parole come goccie di metallo, eppure egli continuava danzando…

Infine, beati loro che hanno trovato il modo di far soldi con una laurea ormai inutile, no?😀

Informazioni su GoatWolf

Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basta sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

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