Note sull’anarco-individualismo americano

libertariana_immagine_locandina

Negli ultimi tempi sto rispolverando lo studio di tutta una serie di posizioni politiche radicali sorte tra America ed Europa il cui senso non mi è mai stato ben chiaro, dato che mescolano elementi politico-economici normalmente considerati agli antipodi. Qui di seguito pubblico alcune vecchie note, a mo’ di introduzione; più avanti riprenderò la riflessione su nuovi materiali.


Anarchia, individualismo e prospettiva capitalista

L’Anarchia di stampo anglosassone si distingue da quella russo-europea in quanto è basata sul principio, prettamente anglosassone, della libertà individuale che scaturisce dalla proprietà privata e dal libero mercato, senza vincoli di alcun genere.

Il principio base dell’anarchismo è la contrapposizione allo Stato in qualunque forma, sia esso una dittatura, un governo democratico o un comitato rivoluzionario. Lo Stato è visto come un male in sé, fonte di ogni ingiustizia, corruzione e oppressione. Dalla critica radicale delle forme dello Stato nascono l’idea della libertà totale e della responsabilità nell’autogestione.

Se in Europa l’anarchismo è spesso stato più vicino all’estrema sinistra per comuni obiettivi di lotta (pur restandone fermamente diviso a causa dell’ottica in certo modo “statalista” di socialismo e comunismo), nel mondo anglosassone ha invece sviluppato una posizione molto più aderente al sistema liberale, distaccandosene per la visione radicale del problema dello Stato: essendo quest’ultimo una gabbia per le libertà individuali, se ne deve abolire completamente l’esistenza, che mira a frenare e imbrigliare il mercato e la proprietà privata e quindi, attraverso ciò, ad assoggettare l’individuo. La libertà e i diritti individuali sono basati, come è tradizione per gli anglosassoni, proprio sulla proprietà e il commercio privati, dunque persino il Welfare State (lo Stato sociale) è una catena che limita la libertà dei cittadini di autodeterminarsi attraverso il proprio lavoro, perché “ogni tassa è una rapina e ogni Stato è un ladro” (vedi le idee di Murray Newton Rothbard, fondatore del movimento libertariano).

L’ingerenza dello Stato nell’economia deve essere abolita e con essa il controllo statale su qualsivoglia aspetto della vita, compresa la sicurezza (forze dell’ordine a contratto) e cose come le comunicazioni, i trasporti, la sanità ecc., che devono passare nelle mani dei privati in un regime di concorrenza.

Ora, è piuttosto evidente che questo “anarco-capitalismo”, caratterizzato da un radicale individualismo e un apparente disprezzo per qualsiasi forma di gestione collettiva delle risorse, si differenzia dal conservatorismo di stampo reaganiano solo per l’opposizione totale all’esistenza dello Stato (laddove Reagan tentava di usare lo Stato per aumentare il potere interno dei privati e difendere il sistema americano e i suoi privilegi dai nemici esterni, reali o immaginari che fossero).

L’individualismo anarchico americano è interessante sul piano delle libertà e dei diritti per tutte quelle figure sociali bistrattate e normalmente condannate (ad es. la prostituta, ma anche il ricattatore – vedi il divertente “Difendere l’indifendibile” di Walter Block) e per la visione estremamente libertaria di espressioni che sono condannate da conservatori sia laici che religiosi, come la pornografia (il femminismo “borghese” di Wendy McElroy) o la legalizzazione delle droghe (Thomas Szasz); è interessante insomma nella parte più umanamente anarchica, che poi è caratteristica dell’Anarchia di qualunque parte del mondo, ma sul piano sociale non lascia alcuno spazio alla solidarietà, ogni forma di uso collettivo delle risorse e dei poteri, di redistribuzione della ricchezza, di tutela sociale è vista come presenza dello Stato, considerato come “la grande finzione in cui tutti vivono alle spalle di tutti” (ancora Rothbard, riprendendo F. Bastiat).


Capovolgimento di prospettiva

Nella sua logica pragmatica, inoltre, l’anarco-individualismo propone soluzioni libertarie radicali che affrontano in maniera molto concreta i problemi di gestione e autogestione, con l’intento di smascherare le incongruenze e i “miti” sulla presunta necessità dello Stato, delle leggi e della erogazione dei servizi per l’intera comunità (tesi del liberalismo classico, nonché del contrattualismo), attraverso una analisi economico-sociale che in genere non è stata presa molto in considerazione dal pensiero anarchico russo-europeo, ed in una direzione opposta al marxismo. Tuttavia, nonostante il dichiarato anti-utopismo, anche questa corrente giunge a conclusioni alquanto irrealizzabili, dato che presuppone – e non è un male, ma appunto un elemento utopico, per quanto lodevole – l’incrollabile fiducia nell’essere umano, operando però un capovolgimento rispetto all’anarchismo “socialista”, dall’effetto uguale e contrario: il sentimento che scaturisce spontaneamente dall’uomo liberato dalle catene statali e lo conduce verso una società migliore non è la solidarietà, bensì l’egoismo, che assicura agli individui la propria libertà dalla collettività e, nel rispetto dell’assioma di non aggressione reciproca, anche la propria sicurezza, prosperità e rispetto. Ed è la concorrenza, non la collaborazione, a rendere appagati e soddisfatti gli individui, che non dovranno più combattere perché capiranno che non è conveniente per gli affari. Socialismo, liberalismo classico e democrazia sono solo altre forme di Stato repressivo (già la monarchia ha una connotazione di governo “privato” che la rende più efficiente del parlamentarismo, come sostiene Hans Hermann Hoppe); l’emancipazione della donna deve molto di più alla rivoluzione industriale capitalistica che al socialismo (McElroy); i diritti umani derivano dall’ordine naturale, non dalle deliberazioni dei governi e delle costituzioni (giusnaturalismo, su cui concorda l’anarchismo tutto).


Alcuni problemi

1 – La libertà individuale si basa unicamente sul libero mercato, o su libertà e diritti civili come quelli di espressione, associazione, istruzione, informazione ecc., anche in presenza di un’economia controllata?

2 – Una gestione totalmente in mano ai privati delle risorse e dei servizi come la sanità, è più efficiente in un regime di competizione commerciale o è dannosa quanto una totalmente statale? Cosa succede se non ci si può permettere di pagare i servizi?

3 – Il modo di produzione capitalista, privo dell’ingerenza statale e libero da regolamentazioni di sorta, può naturalmente evolversi verso una “felice concorrenza” o conduce inevitabilmente al monopolio? E in questo caso, come si concilia ciò con la libertà dell’individuo/consumatore?

4 – Necessità dello Stato: oltre ai servizi, può fornire una garanzia di tutela dei diritti? Può, nei limiti propri dell’istituzione, essere arbitro dei conflitti sociali derivanti dalla differenziazione di censo?

5 – Secondo il diritto naturale (giusnaturalismo), i diritti della persona preesistono allo Stato e sono innati alla sua natura razionale; l’egoismo e l’individualismo, nel caso specifico,  sarebbero le caratteristiche naturali dell’uomo. Esistono anche dei “doveri naturali”? Posto che i diritti naturali sono inviolabili, questi doveri sarebbero allo stesso modo inderogabili?

6 – Di fronte alla retorica politica di molti anarchici collettivisti, il pragmatismo degli individualisti sembra più coerente ed efficace; dunque il denunciato fallimento di ogni forma di “potere al popolo” può confermare la necessità di uno spostamento dell’attenzione dallo spazio di partecipazione pubblica al piano delle esigenze individuali? La politica deve insomma lasciarsi alle spalle il “mito” della rivoluzione sociale?

 

Bibliografia minima

– AA.VV., “Anarchici senza bombe”, Stampa Alternativa, 2001 (antologia)
– AA.VV., “Viva la Rivoluzione!”, BUR, 2006 (antologia)
– Max Stirner, “L’Unico e la sua proprietà”, Adelphi, 1999
– P.J.Proudhon, “Critica della proprietà e dello Stato”, Elèuthera, 2001
– Errico Malatesta, “Il buon senso della rivoluzione”, Elèuthera, 1999
– Michail Bakunin, “Là dove c’è lo Stato non c’è libertà”, Giunti Demetra, 2000
– Karl Marx, “Discorso sul libero scambio”, in “Lavoro salariato e capitale”, Editori Riuniti, 2006

Informazioni su GoatWolf

Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basta sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: