Liberazione per alcuni, mini bandierine patriottiche per altri

Questa di oggi non è una data per tutti. Non è una festa di pacificazione. Non è una ricorrenza che ci unisce in un solo popolo. E’ il simbolo della sconfitta dell’aberrazione nazifascista, della vittoria dei partigiani antifascisti (comunisti, cattolici e azionisti), dell’inizio di una nuova storia per il Paese e per il popolo italiano. Una storia di democrazia, per quanto fragile; una storia di pace, per quanto ipocrita; una storia nella Costituzione, per quanto labile. La pacificazione nazionale e la consapevolezza degli sconfitti non possono in alcun modo sminuire la vittoria degli Alleati, non posono in alcun modo rivalutare la barbarie di uno stato-fantoccio quale fu la RSI, perché chi combattè per i residui del fascismo combattè per un’Italia morta e divorata e chi oggi sostiene di reintrodurre nella memoria nazionale anche l’esperienza dei “ragazzi di Salò” sta semplicemente giustificando la mostruosità omologante del fascismo e sputando sulla patria. Se avessero vinto loro, avrebbero una propria data per commemorare la loro violenza. Noi abbiamo la nostra e non si tratta solo di violenza, si tratta di un’Italia che loro non avrebbero mai voluto. L’unico modo accettabile di superare la cosa è comprendere infine la bontà della Liberazione dal nazifascismo e, semmai, andare avanti senza più scannarsi su quella pagina di storia.

Un esponente della destra finiana recentemente scomparso, del quale purtroppo non ricordo il nome, disse tempo fa che l’antifascismo non è un valore e che la pacificazione nazionale è necessaria per  voltare pagina rispettando anche i vinti. Personalmente credo che l’antifascismo non sia un valore nel momento in cui ci si ferma alla pura contrarietà, senza coniugarla a un valore positivo e propositivo quale può essere il liberalismo, il socialismo ecc.; ma ciò è piuttosto raro, il fatto stesso di contrapporsi al fascismo, alla sua violenza, alla sua volgarità, indica una adesione a principi democratici inequivocabili. Evola, vate del tradizionalismo, aveva a noia il fascismo per svariati motivi (l’aura di modernità, l’alleanza con la Chiesa, la retorica patriottarda, talune concezioni “socialisteggianti” dei rapporti e via dicendo), eppure non si potrebbe mai ascrivere nell’antifascismo, perché quest’ultimo non è un contenitore vuoto, è l’insieme dei valori propositivi che il fascismo stesso esclude. La pacificazione nazionale poi non aiuta a voltare pagina, quanto piuttosto a far dimenticare cosa ha agito con tutte le sue forze contro l’idea di patria democratica che abbiamo oggi, perché in merito ai vinti (di cui un noto giornalista italiano, del quale non mi va di fare il nome a causa dell’antipatia che mi suscita, ha fatto una vera e propria ossessione) si può al massimo comprendere umanamente la sofferenza nella sconfitta, ma non rispettarne la scelta.

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