Un bacio dalla Dialettica

La Dialettica hegeliana mi ha baciato perché ho compreso le ragioni degli avversari, un aspetto dialettico cui accennò anche Gramsci. Non posso dire di non averci mai provato, ma finora era più una disposizione diplomatica, non una presa di coscienza, non una sperimentazione in prima persona. Ho compreso a cosa si riferiscono coloro che avversano la filosofia, il suo sembrare campata in aria, il suo essere astratta, teorica e talvolta irrealistica.

Sarà che in questo periodo sono stranamente suscettibile e nervoso; sarà che se fossi meno dispersivo e confusionario, potrei definirmi eclettico; sarà che capisco di cosa parlano i giuristi, sarà chissà cos’altro, fattostà che ho partecipato a una riunione di universitari per discutere sui diritti umani con una professoressa di diritto esperta in materia e, per la prima volta in vita mia, ho disprezzato i filosofi per gli stessi motivi per cui vengono disprezzati dai giuristi.

Mi sfogo qui perché ormai partecipo così poco a cose del genere che ho perso la capacità di argomentare senza aver tempo di riflettere prima, sono unicamente ricettivo, assorbo e solo in seguito rielaboro, ma non posso rispondere perché è tutto già finito. In effetti dovrei ingoiare e zitto, sto scrivendo inutilmente. Ma tant’è, sopportatemi o chiudete subito la pagina…😛

Qual è il punto della questione? Che si è persa un’occasione per parlare di un argomento urgente, dai risvolti politici ingenti, impelagandosi in una discussione assurda e inconsistente venata da uno pseudo-nichilismo molto di moda, molto “postmoderno”, molto utile per distruggere qualsiasi cosa senza darsi il disturbo di ricostruire. Le affermazioni della prof.ssa potevano non essere condivisibili, ma erano certamente puntuali, legate a temi di ordine sociale i cui nodi sono irrisolti; gli studenti di filosofia hanno preferito, chi più, chi meno, contestarla su piani teorici totalmente slegati dalla realtà, senza fare un minimo di sforzo per capire il senso del discorso intrapreso. La prof.ssa partiva da situazioni oggettive per tentare di scardinare luoghi comuni e false percezioni a proposito dei diritti umani, loro tentavano di scardinare i concetti logici alla base delle affermazioni, per cui se il diritto fondamentale dell’essere umano è quello alla vita, bisognava piuttosto capire cosa fossero la vita e l’essere umano; esempi di varia natura, anche (fanta)scientifici – ma neanche tanto, visto che è saltato fuori il dr. Mengele, gentiluomo nazista che sperimentava su cavie umane teorie aberranti – hanno fatto perdere completamente di vista il punto centrale: ecchissenefrega di quante sinapsi ci vogliono nel cervello per comandare quattro braccia, è giusto o no impiantarne due supplementari o fare altre cose al corpo umano solo perché è possibile tecnicamente? Qual è il discrimine? Dove possono arrivare l’autonomia individuale e l’autorità dello Stato? Ah, no, dobbiamo vedere di capire cosa è possibile, cosa il diritto può contenere, ossia niente perché tutto muta, e non parliamo di valori, i valori non esistono, noi non esistiamo, i confini nazionali sono immaginari, l’economia è immaginaria, la vita è un’invenzione moderna, la scienza o è esatta o non è scienza, sappiamo tutto e niente del cervello umano, tutto va verso il nulla, poi la rinascita è automatica, figuriamoci, cosa dovremmo proporre e ricostruire noi?

La prof.ssa in questione è stata comunque al gioco e la ha presa con ironia, ma io mi sono ritrovato a pensare “sono tutti pazzi!”… Certo, alcune cose non le condividevo nemmeno io e ho sempre trovato nella giurisprudenza una limitazione di fondo, un’illusione di completezza per intenderci, la credenza nella praticità del diritto laddove in realtà ci si preoccupa più della forma in cui esporre un contenuto che non del senso del contenuto stesso, per cui un’applicazione reale qual è il diritto è quasi sempre parziale e insufficiente a dirimere questioni irriducibili a fattispecie. Però questo non autorizza a svicolare dalle questioni poste navigando nei cieli delle categorie filosofiche, è proprio questo l’atteggiamento che rende inutile la filosofia, disancorandola da quanto è reale in nome di una costante reinterpretazione svalutativa dei concetti e delle stesse parole. Il diritto è applicazione prima che teoria, può essere un laboratorio e un termometro dei mutamenti su cui la filosofia moderna si arrovella, lo stesso Gramsci era un assiduo lettore de Il Foro Italiano, la maggiore rivista giuridica del Paese su cui si pubblicano quasi esclusivamente le sentenze dei tribunali italiani, senza dotti articoli teorici, uno strumento di lavoro nel senso stretto del termine su cui fanno affidamento TUTTI gli avvocati, i magistrati e i notai d’Italia.

C’è una grossa difficoltà di comunicazione tra giuristi e filosofi. Bisognerebbe, come raccomandava Bertrand Russell, fare una discussione preliminare per mettersi d’accordo su quale senso attribuire alle parole che si dovranno utilizzare nel dibattito, altrimenti “politica” ed “economia”, “diritti” e “valori” ecc. vengono intesi in modi molto differenti e nessuno capisce a cosa l’altro si stia riferendo. L’ultimo esempio riguarda proprio questo: la prof.ssa ha sostenuto che la politica sta governando l’economia; gli studenti hanno replicato, forti delle vicende in Grecia e al governo con Monti, che è l’esatto contrario, la politica è asservita all’economia, la quale commissaria le nazioni. L’appello a non vedere la politica in senso istituzionale, locale, partitico, bensì globale, è caduto nel vuoto. Io credo, interpretando a modo mio, che la prof.ssa volesse dire: l’economia si è sostituita alla politica istituzionale, divenendo essa stessa politica nel dirigere la società; il governo Monti ne è un esempio, perché da tecnico, dunque temporaneo e concentrato su questioni amministrative, si è trasformato in politico, attuando riforme sociali enormi in senso neoliberista, per favorire proprio quell’economia (la BCE, i mercati internazionali) che lo ha consigliato all’Italia per non affondare. La cosa è grave e su questo, a parer mio, bisognava concentrarsi, non su stronzate pseudo-nichiliste che avrebbero fatto ridere persino Nietzsche.

Va bene, me la sto prendendo troppo per niente, non era una riunione di partito né un dibattito progettuale, solo una amabile conversazione fuori dallo schema docente-studente, tanto per far funzionare un po’ le meningi prima di socializzare alla maniera universitaria, però si è sfiorato il ridicolo…

e ora basta, yo-ho ridiamoci suuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu

 

P.S. – In ogni caso mi piace pensare di aver provato la stessa sensazione di Marx ed Engels quando criticarono i Giovani hegeliani😀

Informazioni su GoatWolf

Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basta sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

4 responses to “Un bacio dalla Dialettica

  • redpoz

    Dunque dunque, abbiamo qui un tema assai interessante per i benedetti giuristi (che, dite a me?)…i diritti umani.
    Visto che lo tiri in ballo, spezzo una lancia per dire che detesto il postmodernismo filosofico: una gran presa in giro, un modo vergognoso per rigirare nobili teorie in un nulla di fatto sociale.

    Una risposta poi sui problemi del diritto cui accenni: noi vediamo oggi solo una minima parte del diritto, frutto di una lunghissima evoluzione per la quale si è giunti a premiare la forma sui contenuti. Mica per divertimento, ma per pratica: semplicemente perchè altrimenti la democrazia e lo stato di diritto non funzionerebbero. Comunque il diritto va ben aldilà delle norme, questo nei diritti umani si vede bene.
    Scrivi bene quando dici che il diritto è applicazione: il diritto è uno strumento di convivenza sociale e per essere applicabile deve muovere continuamente dalla pratica sociale alla teoria normativa.Inevitabile che questa teoria non sia puntualmente rispondente alla pratica né che alcuni concetti siamo meno definiti di quanto crediamo (sul punto è perfetto il testo di Agamben).

    Sull’economia e la politica: il giurista Natalino Irti (e con lui tanti altri) darebbe volentieri ragione a te e alla prof.

    A questo punto, per risponderti oltre avrei bisogno di sapere su cosa verteva esattamente il dibattito, perchè riportato in termini così generali (filosofici!!!) mi è difficile seguirlo….

    Giusto per curiosità accademica: chi era la prof. in questione?

    • GoatWolf

      Neanche a farlo apposta ho trovato oggi un articolo che mi ha ridato fiducia, perché significa che in ambito filosofico non sono l’unico a essere stanco di un soggettivismo interpretativo senza freni: http://www.alfabeta2.it/2011/09/09/manifesto-del-new-realism/

      Sul primato formale necessario al funzionamento del diritto sono d’accordo, è certamente la soluzione migliore (o meno peggiore) per consentire quell’applicazione a suo modo adattabile al divenire sociale; altrimenti il diritto resterebbe legato a concezioni idealistiche cui, bene o male, dovrebbe adeguarsi e di conseguenza dare il primato a contenuti rischiosamente ideologici, ossia sorti in determinati contesti e poi cristallizzati in senso universale, dunque immutabili.
      Qui però, in questa praticità formale contro teorie severe, non ci sono problemi nel dirimere i rapporti tra le parti di un contratto, di un negozio e quant’altro; il problema si pone invece sui diritti umani, appunto, perché mai come in quel caso si pone il “disagio” di pensare contenuti in qualche maniera davvero universali e pertanto immutabili.

      Il mio dubbio riguarda il rapporto tra diritto e filosofia, così come tra filosofia e scienza: l’attuale divisione delle aree di competenza tende a separare questi ambiti culturali in “compartimenti stagni”, caratterizzati da scarsa collaborazione e difficile comunicazione; ma di fronte a temi di profonda importanza, in cui ci vanno di mezzo le vite di persone reali, io tremo al pensiero che tutto possa essere risolto dal solo tecnicismo giuridico-scientifico, senza una ricerca e una valutazione di senso che, almeno al momento attuale, sembra prerogativa (sottovalutata) della filosofia. D’altra parte come può la filosofia analizzare il reale se si chiude all’interscambio con le altre discipline? Questo è il punto. Conosco giuristi che ritengono folli le disquisizioni filosofiche sui temi del diritto stesso: per me è un male, una rinuncia alla ricerca di senso. Egualmente, ho visto in questa occasione gente che dovrebbe esserne cosciente commettere lo stesso errore degli “avversari” e smantellare la possibilità di una realtà oggettiva in favore del nulla.

      Natalino Irti l’ho sentito a un convegno, è proprio uno di quei giuristi che non si limitano alla tecnica ed è stato un piacere sentirlo!

      La professoressa in questione si chiama Paola Helzel, insegna Teoria dei diritti umani presso l’Università della Calabria.🙂

  • redpoz

    Ottima analisi, che sottoscrivo.

    In ambito dei diritti umani è necessario comprendere che non devono per forza essere universali e che sicuramente sono storici.
    Quindi devono essere contestualizzati nel tempo e nello spazio. Solo allora potremmo evitare simili incongruenze.

    Condivido anche quanto dici sulla chiusura tecnicistica del diritto, anche se fortunatamente in svariati ambiti (penale, costituzionale, diritti umani) è una tendenza in fase di superamento: le questioni sociali vengono oggi poste, eccome.

  • GoatWolf

    Pingback: https://goatwolf.wordpress.com/2012/06/19/pro-e-contro-la-popsofia/

    (…)Riporto il testo così come lo ho letto su internet e faccio seguire il mio commento al riguardo. Forse è opportuno sottolineare che tutto quel che segue risale a prima del Bacio della Dialettica, sebbene non ne sia particolarmente inficiato(…)

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