Il filo e la rete

Non scrivo nulla di nuovo se affermo che la differenza tra il ragionamento maschile e il ragionamento femminile risiede nel binomio razionalità-intuizione. Lo si sente dire da alcune decadi, gli uomini sono più razionali e le donne più intuitive, senza connotazioni sessiste (sessista è affermare che gli uomini sono intelligenti e le donne stupide o viceversa) e senza scadere nell’idea per cui gli uomini sono razionali e le donne irrazionali, cosa non vera perché l’intuizione  non è irrazionale, bensì un diverso tipo di razionalità. Per usare termini diversi, possiamo prendere a prestito il linguaggio filosofico e dire così: gli uomini sono più analitici, le donne sono più sintetiche; essendo analisi e sintesi due momenti complementari della conoscenza, è evidente che ognuno dei due soggetti in questione ha in sé tanto gli atteggiamenti analitici quanto quelli sintetici, quindi la differenza sta nella più generale tendenza a procedere del ragionamento a seconda del sesso. Per me, comunque, c’è un modo più simpatico di intendere la cosa. Come si suol dire, un’immagine vale più di mille parole; proviamo allora a immaginare come si possa visualizzare il ragionamento negli uomini e nelle donne.

Un uomo, in linea di massima, segue un filo logico partendo da un punto e giungendo a un altro; il corso del ragionamento può essere molto complesso, ma è sempre possibile seguirne la sequenza, anche quando certi collegamenti siano sottointesi. E’ come un filo che forma nodi e matasse, in certi casi inestricabili, di forme e strutture minuziose ed enormi, con infiniti passaggi e ritorni, eppure composti da un unico filo.

Una donna invece sintetizza vari elementi assunti insieme e messi in relazione, senza procedere da un punto verso un altro. E’ come una rete da pesca, nei cui nodi sono intrappolati contemporaneamente pesci, conchiglie, granchi, alghe ecc., apparentemente non collegati, ma tirati su tutti insieme in un colpo per far parte di uno schema finale.

Non ricordo in quale libro il noto psicologo Giulio Cesare Giacobbe loda l’intuizione contro la razionalità, intendendola come una forma superiore di coscienza appartenente alle donne, su cui gli uomini dovrebbero lavorare; pone l’esempio di una festa: un uomo osserva, parla, raccoglie informazioni, poi va a casa e si mette a scrivere quello che ha saputo, ragiona sui collegamenti e i rapporti tra le persone della festa e tempo dopo giunge a una conclusione tutta da verificare. Una donna invece dà un’occhiata in giro e capisce tutto al volo, senza analisi di dati e perdite di tempo. Ora, io non credo che la razionalità sia inferiore all’intuizione, un po’ perché sono un uomo😀 e un po’ perché al vantaggio di una immediatezza intuitiva si aggiunge la consapevolezza del giusto senso delle cose. Proprio per questo mi sembra invece dannoso porre su di un piedistallo uno dei due tipi di ragionamento, perché la conoscenza rimarrebbe incompleta ancorché reale. A questo punto è altrettanto evidente quanto sia buono avere sempre a che fare con persone del sesso opposto, al di là delle differenze individuali (perché gli stupidi sono ovunque al di là del genere), per completare il nostro stesso ragionamento. L’importanza di avere punti di vista diversi su una cosa è fondamentale. Mia moglie mi stupisce sempre con la sua capacità di comprendere quasi all’istante la personalità degli altri; ma qui c’entra anche l’esperienza, le batoste e le delusioni che spingono a stare più attenti, a smettere di essere ingenui.

Allo stesso modo, è dannoso circondarsi di yes-men, persone il cui scopo è di darci sempre ragione, anziché avvertirci di quando stiamo combinando qualche stupidaggine. La critica fa bene a tutti, o meglio ancora l’autocritica, e il cambio di prospettiva su ciò che diamo per scontato. Quando le femministe americane propongono di cambiare il termine history con herstory (gioco di parole sul fatto che in inglese his è il pronome possessivo maschile, mentre her quello femminile), oltre a fare una provocazione ci danno proprio un punto di vista differente sul fatto che la storia non è solo storia del genere maschile; e quando in Australia troviamo nei negozi di souvenir i mappamondi capovolti, con l’Antardide al posto del Polo Nord e via dicendo, non ci troviamo solo di fronte a una simpatica idea turistica, ma alla possibilità di capire che se noi vediamo il mondo in un certo modo, posizionato sia geograficamente sia politicamente come lo conosciamo, è solo per convenzione e non perché sia la realtà delle cose (la realtà è che abitiamo su una sfera sospesa nel vuoto privo di gravità e pertanto concetti come “su” e “giù” non hanno senso, come forse non hanno senso parecchie altre cose, se non per convenzione).

Giusto?

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Sono alquanto riservato sulla mia vita, perché spesso le persone si lasciano influenzare da pregiudizi più o meno inconsapevoli sulla provenienza, l'età o il lavoro di qualcuno. Basta sapere che cerco di mantenere la mente aperta, mi piace il pensiero critico, detesto l'ignoranza arrogante e scrivo solo per passatempo, sulla filosofia, la storia, la politica, la musica, il cinema e i viaggi. Vedi tutti gli articoli di GoatWolf

2 responses to “Il filo e la rete

  • Egle1967

    Giustissimo.le nostre convinzioni si basano su convenzioni…basta pensare al valore convenzionale del denaro….per il resto penso che sia fondamentale per me avere un uomo vicino che con la sua razionalita’ sappia indirizzare le mie intuizioni .intuizioni che trovano spesso riscontro equalche volta sono offuscate dai sogni e dalle speranze,consapevole sempre,pero’, di essere pronta ad affrontare tutte le conseguenze del mio dare o non dare fiducia per istinto,altrimenti si gioca sporco,no? Bel post che meriterebbe una riflessione piu’ approfondita ….chissa’ che ne avrebbe pensato Sartre?🙂

  • GoatWolf

    Anch’io ho bisogno di una donna che con le sue intuizioni mi faciliti l’esistenza, prima che teorie valide solo in astratto mi facciano inciampare in qualche buca reale. Sartre per esempio poteva contare sulla sua compagna di vita, Simone de Beauvoir!😉

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